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Infocrazia
Fine interprete dei nostri tempi, Byung-chu Han è un filosofo sudcoreano, noto soprattutto per la pubblicazione di brevi saggi alla portata di tutti, compresi i più giovani o chi è a digiuno di filosofia.
Trasferitosi in Germania negli anni ’80, Han ha studiato teologia cristiana e filosofia a Friburgo e a Monaco di Baviera. Nel 1994 ha conseguito il dottorato con una tesi su Martin Heidegger e nel 2000 ha ottenuto l'abilitazione all'insegnamento presso l'Università di Basilea. Dopo aver insegnato a Karlsruhe, dal 2012 è professore di Filosofia e Studi culturali alla Universität der Künste di Berlino. La sua formazione non si esaurisce nel canone occidentale — da Kant a Hegel, fino a Nietzsche e Heidegger — ma dialoga costantemente con il pensiero orientale, in particolare con i concetti di vuoto, vacuità e con la filosofia del buddhismo zen.
Nei suoi testi il filosofo analizza in modo acuto la contemporaneità, illuminando di volta in volta ambiti diversi, ma sempre a partire da una radice prospettica unitaria.
Grande conoscitore delle Sacre Scritture, Han evidenzia i limiti della società neoliberale, sottolineandone gli aspetti più critici e “pericolosi”, forieri di una progressiva de-umanizzazione. Il suo sguard ho o, critico e talvolta tagliente, lascia tuttavia intravedere ciò che di autenticamente umano si nasconde sotto questi limiti, suggerendolo implicitamente come soluzione alle tendenze alienanti del nostro tempo. Gli sguardi più attenti, formati da un'antropologia umanizzante e abituati a un atteggiamento generativo anziché demolitore, non possono non cogliere questi suggerimenti, sentendosi chiamati in causa in prima persona in questo processo di nuova umanizzazione.
Nel saggio che proponiamo qui, l’autore conia il neologismo "Infocrazia" per definire il moderno regime dell’informazione, un sistema in cui la libertà consiste nell’atto di navigare, chattare, mettere like e postare. Questa digitalizzazione del nostro agire, per quanto frenetica e travolgente, ci appare piacevole e umanizzante: siamo noi stessi a fornire spontaneamente i nostri dati a chi ci controlla, all'interno di una sorta di panopticon contemporaneo.
L’analisi di Byung-Chul Han si rivela illuminante: il filosofo mette a confronto il classico potere della sorveglianza con il nuovo potere "smart"; descrive la fenomenologia dell'informazione, cioè ciò che ci accade psicologicamente quando popoliamo i social network. Affronta inoltre i temi della profilazione e della "società della sfiducia" – alimentata dai dati dell'intelligenza artificiale –, avvertendo sui rischi che l'infocrazia comporta per la tenuta democratica. Ancora, esamina criticamente il modo in cui le piattaforme digitali sostituiscono le narrazioni e le argomentazioni tradizionali, ci offre così una rilettura del concetto di verità.
Sebbene l'opera sia una critica implacabile, essa lascia intravedere le vie di una possibile "salvezza". Trova così eco il celebre verso di Hölderlin: «Dove c’è il pericolo cresce ciò che salva».
Pubblicato il 02.11.2026
[Libro]
Autore: Byung-Chul Han
Casa editrice: Einaudi
Anno di pubblicazione: 2024
Pagine: 80
ISBN: 978-88-06-26256-3

